Maternità e paternità. Genitori che lavorano: norme a tutela della cura dei figli.

By | September 2, 2015

Nell’articolo precedente abbiamo illustrato alcuni aspetti relativi al tema della maternità, della paternità e del congedo parentale.

In questo estratto approfondiremo altri fattori a vantaggio dei genitori, come la normativa sulla richiesta di riposi giornalieri, il diritto di astensione dal lavoro in caso di malattia dei figli e il diritto al telelavoro. Tutti questi elementi contribuiscono a migliorare la gestione sia della vita lavorativa che di quella familiare.

 

maternità e paternità

 

Riposi giornalieri: disposizioni e normativa.

Il datore di lavoro ha l’obbligo di consentire alle madri lavoratrici due periodi di riposo, durante il primo anno di vita del bambino. Quando l’orario giornaliero di lavoro non supera le sei ore il periodo di riposo è uno solo.  

Tale normativa è valida anche per il padre lavoratore, che può usufruirne solo nelle seguenti condizioni: qualora i figli siano affidati a lui, nel caso in cui la madre lavoratrice dipendente non se ne avvalga, qualora la madre sia lavoratrice autonoma e infine, in caso di morte o grave infermità della madre.

In caso di parto plurimo, l’art. 41 D.Lgs. n. 151/2001 prevede che i periodi di riposo vengano raddoppiati e le ore aggiuntive possano essere utilizzate anche dal padre, ad eccezione dell’ipotesi del congedo di maternità.

Relativamente alla modalità di fruizione dei permessi, la loro distribuzione va concordata con il datore di lavoro, tenendo conto delle esigenze del servizio. Qualora non dovesse esservi un accordo, la normativa sarà regolata dall’ispettorato del lavoro. Inoltre non è consentita la corresponsione di un trattamento economico sostitutivo.

La richiesta dovrà essere presentata dalla lavoratrice al proprio datore di lavoro. Nel caso in cui venga presentata dal lavoratore, invece, quest’ultimo dovrà presentare apposita istanza all’INPS nonchè al datore di lavoro.

L’art 43. D.Lgs. n. 151/2001 disciplina anche il trattamento economico affermando che per i riposi e permessi è dovuta un’indennità, a carico dell’ente assicuratore, pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi e ai permessi medesimi.

Diritto di astensione dal lavoro in caso di malattia dei figli.

Per entrambi i genitori, secondo quanto stabilito dall’art. 47 D.Lgs. n. 151, sussiste il diritto di astenersi dal lavoro in caso di malattia di ciascun figlio, con le seguenti disposizioni:

  • nel caso in cui l’età del figlio non superi i tre anni non vi è un limite di durata riguardo ai giorni d’assenza;
  • nel caso in cui l’età del figlio sia compresa tra i tre e gli otto anni vi è il diritto di astenersi dal lavoro nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno.

Per malattia si intende un’alterazione dello stato di salute, a prescindere dal fatto che si tratti di patologia avente natura cronica o acuta.

La normativa include al suo interno anche il periodo di convalescenza, per agevolare l’attività di assistenza della madre nei confronti del figlio nel periodo successivo alla malattia.  

Il diritto di astensione dal lavoro è applicabile anche per l’adozione ed è sottoposto alle seguenti disposizioni:

  • nel caso in cui il figlio non abbia più di sei anni non vi è un limite di durata riguardo ai giorni d’assenza;
  • nel caso in cui il figlio abbia un’età compresa tra i 6 e gli 8 anni, vi è diritto di astenersi dal lavoro nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno.

Inoltre, qualora il bambino si ammali durante la durata di un congedo parentale, la sospensione di esso può essere richiesta direttamente dal genitore interessato.

Se il contratto collettivo non prevede diversamente, i periodi di congedo per la malattia del figlio non danno diritto a retribuzione. Essi sono però computati nell’anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia (art.48, comma 1, D.Lgs. n.151/2001).

Sempre dal punto di vista economico, non si può non tener conto di altre due fondamentali norme:

  1. le ferie e le assenze che dovrebbero spettare alla lavoratrice non possono essere godute contemporaneamente ai periodi di congedo per malattia del figlio;
  2. se la lavoratrice rifiuta un’offerta di lavoro, sia che si tratti di un pubblico impiego che di un servizio di pubblica utilità, durante il periodo di congedo per malattia del figlio, non può essere cancellata dalle liste di mobilità.

Telelavoro: definizione e regolamento.

Attuabile anche a tempo parziale, il telelavoro è una particolare modalità di svolgimento del rapporto di lavoro che consente al lavoratore di poter svolgere la propria attività in un luogo estraneo ai locali dell’impresa, tramite strumenti idonei che gli consentano di ricreare l’ambiente di lavoro aziendale. Questa concessione di solito avviene nella propria abitazione.

Il datore di lavoro deve fornire al telelavoratore informazioni precise riguardo a:

  1. le norme contrattuali;
  2. la natura e la tipologia dell’attività lavorativa oggetto del telelavoro;
  3. i diritti responsabili del telelavoratore;
  4. le modalità di esecuzione della prestazione;
  5. l’orario di lavoro della prestazione eseguita, che potrà anche essere a tempo parziale;
  6. le informazioni in materia di salute e sicurezza dei luoghi di lavoro;
  7. l’eventuale unità produttiva alla quale egli è assegnato al fine di esercitare i propri diritti sindacali.

Essendo una scelta volontaria, il rifiuto al passaggio al telelavoro non può comportare la risoluzione del rapporto di lavoro, nè una conseguente modificazione delle condizioni contrattuali pattuite.

La normativa italiana prende quindi in seria considerazione le modalità per tutelare il lavoratore, tenendo conto delle sue esigenze, che non dipendono solo dai suoi impegni lavorativi, ma soprattutto dalla condizione familiare e dallo stile di vita che riesce parallelamente a condurre. Un lavoratore agevolato e messo nella condizione di godere di alcuni benefici e concessioni sarà sicuramente incentivato ad una maggiore produttività.

 

Fonte: J.Tschöll, R.Zucaro, A.Bosco a cura di, Maternità e Paternità. La conciliazione vita-lavoro dopo il D.Lgs. 15 Giugno 2015, n.80, il Sole 24 Ore.

 

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