Jobs Act: significato, cosa prevede e come cambia il mercato del lavoro.

By | October 21, 2015

Il Jobs Act è la recente riforma del lavoro in Italia, promossa ed attuata dal governo Renzi, tramite diversi provvedimenti, varati tra il 2014 e il 2015.

Il termine Jobs Act proviene dall’acronimo “Jumpstart Our Business Startups Act” ed è riferito ad una legge statunitense, promulgata durante la presidenza di Barack Obama, nel corso del 2012. Se il provvedimento in America si limitava a realtà industriali di entità ridotta, in Italia si intende attuare il progetto su scala più ampia.  

 

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L’obiettivo della riforma è infatti quello di apportare notevoli modifiche al mercato del lavoro Italiano, ormai in crisi da anni. Il 3 Dicembre 2014, con l’approvazione della legge delega, è stato consentito al Governo di intervenire su quattro temi principali:

  1.  Ammortizzatori sociali, con decreti entrati in vigore dal 7 marzo 2015 e dal 24 settembre 2015;  
  2.  Servizi per il lavoro e politiche attive, in vigore dal 24 settembre 2015;
  3.  Semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di lavoro, attuate dal 24 settembre 2015;
  4.  Sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, messe in pratica dal 25  giugno 2015.

 

 1.  Normativa sugli ammortizzatori sociali. 

Con l’avvento della riforma, il Testo Unico sugli ammortizzatori sociali raggruppa in un unico contenitore norme che prima si trovavano sparse in diversi testi legislativi, molte delle quali sono state successivamente abrogate dal decreto delegato. Per accedere alla Cigs (cassa integrazione guadagni straordinaria), e quindi al trattamento di integrazione salariale straordinario sono state introdotte delle novità: per i lavoratori coinvolti da sospensioni o riduzioni dell’attività lavorativa è richiesta un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della domanda di concessione. Ci può essere una deroga a questa condizione solo nel caso in cui si voglia ricorrere alla cassa integrazione ordinaria (Cigo) qualora lo stesso derivi da eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale. Potranno inoltre essere ammessi alle procedure di integrazione gli apprendisti assunti con contratto professionalizzante.

 2.  Disoccupazione e politiche attive

Il decreto attuativo del Jobs Act che si è occupato di rimodernare il sistema degli ammortizzatori sociali in caso di disoccupazione involontaria ha introdotto la nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) con lo scopo di ampliare i provvedimenti e le norme deliberate dall’ istituto dell’Aspi, concepito dalla riforma Fornero. La Naspi è estesa a tutti i lavoratori subordinati, inclusi gli apprendisti, il personale artistico e i soci lavoratori di cooperativa. Vengono esclusi i dipendenti a tempo indeterminato della Pa e gli operai agricoli, poichè queste figure vengono ancora regolamentate con le disposizioni di disoccupazione agricola.

L’argomento portante di questa riforma è sicuramente il nuovo modello organizzativo del mercato del lavoro. Esso si caratterizza per il ruolo di rilievo affidato ai nuovi centri per l’impiego. Questi costituiscono infatti il nucleo organizzativo a cui le regioni affidano in esclusiva quattro attività: la stipula di “un patto di servizio personalizzato” che conterrà gli obblighi e i contenuti del percorso di politica attiva a cui il lavoratore disoccupato deve partecipare per fruire di prestazioni di integrazione al reddito; il profiling, ovvero l’indice che misura la distanza del soggetto dal mercato del lavoro; il rilascio dell’assegno di ricollocazione; la gestione della condizionalità.

Dal punto di vista organizzativo un’importante novità è costituita dall’ Agenzia nazionale delle politiche attive, che dal 1 Gennaio 2016 coordinerà la rete nazionale dei servizi per le politiche del lavoro. Iscrivendosi quindi all’Anpal sarà possibile per le agenzie di somministrazione del lavoro e quelle di intermediazione essere accreditate ai servizi per il lavoro su tutto il territorio nazionale.

3.  Semplificazione delle procedure e della gestione.

Per semplificare la gestione amministrativa e le procedure la modalità maggiormente utilizzata è quella della telematizzazione degli adempimenti. Tramite essa si possono creare numerose banche dati, a cui l’amministrazione, gli enti e gli altri soggetti potranno accedere per effettuare controlli. L’articolo 16 del decreto sancisce la regola in base a cui tutte le comunicazioni riguardanti il mondo del lavoro, la tematica del collocamento mirato, la tutela della condizioni di lavoro, gli incentivi, la formazione professionale e le politiche attive dovranno essere svolte per via telematica. Questo sistema garantisce la pluriefficacia del documento.

Oltre a questo, vi sono diverse novità in merito a:

  • Adempimenti Inail: anche nei confronti degli adempimenti Inail ci sono delle semplificazioni: il certificato medico può essere trasmesso per via telematica direttamente dal medico o dalla struttura sanitaria competente al rilascio. Un altro intervento riguarda l’articolo 54, dedicato alla denuncia all’autorità di pubblica sicurezza, in cui si restringe l’obbligo agli infortuni con prognosi superiore a 30 giorni (in luogo dell’inabilità superiore a 3 giorni) ovvero agli infortuni mortali (come prima) ed esonera il datore dall’invio all’autorità di Pubblica sicurezza, in quanto tale obbligo si intenderà direttamente assolto con la trasmissione all’Inail.
  • Cessione ferie: in questo ambito emerge la possibilità di cedere a titolo gratuito i riposi e le ferie maturate e non fruite ai colleghi che per necessità si trovino obbligati ad assistere figli minori bisognosi di cure costanti nel tempo.
  • Dimissioni e risoluzione consensuale: la nuova procedura per dimissioni e risoluzione consensuale, operativa dopo 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, quindi dal 23 novembre, prevede che il lavoratore possa effettuare la comunicazione in via telematica usando il nuovo modulo che sarà disponibile sul sito ministeriale: www.lavoro.gov.itLe dimissioni/risoluzioni consensuali potranno essere poi revocate entro sette giorni, con le stesse procedure.

4.  Conciliazione lavoro – vita privata.

Riguardo al sostegno alla maternità e alla conciliazione dei tempi di lavoro e di vita la parte più significativa della delega interessa sicuramente l’ampliamento della tutela della maternità e paternità, che prevede un’estensione dell’indennità di maternità a tutte le lavoratrici, nonchè alle collaboratrici coordinate e continuative. Inoltre, la flessibilità dei congedi obbligatori e parentali può essere attuata anche tramite i congedi su base oraria o il lavoro a tempo parziale e c’è da aggiungere che il congedo di paternità è stato riconosciuto anche ai lavoratori autonomi e ai professionisti. Per avere informazioni più dettagliate sull’argomento puoi consultare la nostra guida, cliccando ai seguenti link:

 

Fonte: Maria Carla De Cesari, Mauro Pizzin, Matteo Prioschi a cura di, Jobs Act, la guida completa, I Libri del Sole 24 Ore.

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